Riforma organi collegiali, i genitori non ci stanno: no alle aziende nelle scuole
Pubblicato da comitatonogelmini su 30 aprile 2012di A. G.
da La tecnica della scuola
30 aprile 2012
L’Age Toscana avvia una petizione: nel consiglio d’istituto che si sta creando le famiglie si sentono messe ai margini, non ci sono più Ata ed entrano gli esperti esterni. Il rischio è che lo Stato si defili, con i privati ad interferire sulle scelte didattiche.
Le
associazioni dei genitori non perdono occasione per dire no alla riforma degli organi collegiali. Stavolta
le rimostranze sono espresse dall’Age
Toscana, che prendendo
spunto dalla polemica tra il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’assessore
all’Istruzione Rosa Maria Di Giorgi (con il
primo cittadino a difendere la diffusione di frutta nelle mense scolastiche e le
linee guida per una sana alimentazione a scuola, il secondo a difendere i vantaggi nel far entrare negli
istituti i prodotti di una nota azienda di merendine), ha avviato una petizione
contro il prevalere delle aziende a scuola
(che al termine della raccolta firme sarà inoltrata
alle competenti Commissioni di Camera e Senato).
“A ben guardare –
scrive l’associazione presieduta da Rita Manzani Di Goro
-negli ultimi anni a scuola c’è entrato di
tutto e di più: dall’Assotabacco che spiega
che fumare fa male, a multinazionali del
fast food e catene di supermercati che insegnano l’educazione alimentare,
dentifrici che inneggiano alla prevenzione
dentale e shampoo che promuovono la
profilassi dei pidocchi”. Per l’Age Toscana, quindi, è ora “di porsi come adulti qualche domanda e di
chiedersi dove finisce la finalità educativa e dove inizia l’intento meramente
pubblicitario. Può la scuola allevare
batterie di giovani consumatori? Chi
decide? Con quali criteri?”
La questione non è di poco conto.
Se non altro perché nella proposta di
legge 953, “Norme
per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”, i genitori sembrano passare in secondo piano,
del personale non docente non c’è più
traccia e si prevede l’introduzione di due
membri esterni alle scuole suun totale di 9-13 membri costituenti il nuovo
consiglio d’istituto.
“La stessa proposta di
legge – incalza l’Age – dice senza
tanti mezzi termini che si possono fare donazioni alle scuole fino a 5.000,00
euro, anzi di più se l’azienda è obbligata per legge a pubblicare il
bilancio. Cosa ci aspetta dunque?
Uno Stato che
progressivamente si defila all’orizzonte mentre aziende rampanti dettano legge
sulle scelte didattiche (es: insegnate il tedesco, perché noi
commerciamo con la Germania) oppure, più
prosaicamente, scuole sempre più povere che cercano di accalappiare ‘esterni’
per mettere insieme qualche lira?”.
Non manca l’autocritica (“è vero, il progetto di rinnovare la scuola con il contributo attivo dei genitori prefigurato dai Decreti delegati del 1974 è in gran parte fallito”), però è anche vero che in quasi quattro decenni lo Stato sugli organi collegiali ha investito davvero poco. Mentre chi ha dato molto alla scuola sono stati proprio i genitori: i quali “finanziano le scuole con decine di migliaia di euro e avrebbero diritto di essere loro, finalmente, a poter dire la propria”.
Non manca l’autocritica (“è vero, il progetto di rinnovare la scuola con il contributo attivo dei genitori prefigurato dai Decreti delegati del 1974 è in gran parte fallito”), però è anche vero che in quasi quattro decenni lo Stato sugli organi collegiali ha investito davvero poco. Mentre chi ha dato molto alla scuola sono stati proprio i genitori: i quali “finanziano le scuole con decine di migliaia di euro e avrebbero diritto di essere loro, finalmente, a poter dire la propria”.
Le questioni poste dall’Age sembrano
realistiche e condivisibili. Le commissioni
che si stanno occupando dell’approvazione del disegno di legge sulla revisione
degli organi collegiali, oltre che il Miur, farebbero bene a tenerne
conto.
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